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E tale poteva rimanere se non si fosse trovato su un giacimento di marna cementizia che agli inizi del secolo scorso, in un momento di grave depressione e di necessità di industrializzare, consentì l’apertura di un cementificio. Le conseguenze si manifestarono di lì a poco: le emissioni dei forni, i cui fumi peraltro fuoriescono ad un livello di altitudine più basso rispetto ad altri insediamenti, hanno ricoperto tutto di polveri sia sottili che grossolane, colorando l’ ambiente circostante di un bel grigio uniforme. Pare che di tale colore siano anche i bronchi di chi ci vive. Giustamente, nell’ultimo trentennio ci si è dati un gran d’affare per ampliare tale impianto e portarlo alle attuali dimensioni. In più, agli inizi del duemila gli si è affiancato un gassificatore che, fortunatamente, non è quasi nemmeno entrato in funzione in quanto, progettato assieme ad un gemello tuttora egregiamente funzionante in Belgio, non aveva di che alimentarsi poiché nessuno aveva capito che era fatto per bruciare masse legnose e non rifiuti urbani. In compenso è sempre in stand-by e sottoposto a manutenzione, con i relativi costi a carico della collettività. Ora c’è chi pensa di rimetterlo in funzione per soddisfare le richieste della Provincia. L’alternativa è quella di aumentare la quantità di rifiuti urbani bruciati direttamente nei forni della Sacci. Restano però da smaltire le ceneri che, fino ad un certo punto possono essere mescolate al cemento, oltre tale limite ne compromettono la qualità. Diventano a loro volta rifiuti speciali da smaltire in apposite discariche. Ovviamente anche i fumi si arricchiranno di veleni tuttora non ben conosciuti in quanto i controlli sono effettuati dalla stessa azienda e quindi perfettamente a norma (viene da domandarsi di che colore diventeranno i bronchi dei residenti). Non poteva mancare a questo punto di dedicare un pensiero anche al sonoro: cosa di meglio di una centrale a turbogas da 50 Mw? Brucia metano in un motore a reazione in grado di sostenere un Boeing per produrre energia elettrica della quale peraltro si sentiva il bisogno 25 anni fa quando fu progettato l’impianto, non ora che si sta andando verso le energie rinnovabili. In compenso darà il suo contributo a modificare il microclima con un discreto aumento di temperatura e un ancora più sensibile inquinamento acustico. Buon ultimo, ma non per importanza, il Piano Provinciale di Smaltimento Rifiuti della Provincia di Firenze, prevede la costruzione di un nuovo inceneritore, pardon, termovalorizzatore (inceneritore) che dovrebbe trattare oltre 80.000 tonnellate annue di rifiuti solidi urbani. Viene da domandarsi: cosa succederà allorchè gli effetti nocivi del cementificio, del gassificatore, della centrale turbogas e del termovalorizzatore andranno a sommarsi? Quale effetto avrà il mescolarsi di tutti questi veleni? Ma forse ci preoccupiamo inutilmente: a quel punto, per un raggio di diversi kilometri, non ci sarà più traccia di vita e si potrà utilizzare il sito come deposito di scorie nucleari. |
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