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Lettera aperta al Sindaco di San Casciano del Consorzio Vino Chianti Classico

Lettera aperta al Sindaco di San Casciano Massimiliano Pescini del direttore del Consorzio Giuseppe Liberatore.

Caro Sindaco,
normalmente il Consorzio Vino Chianti Classico evita di prendere parte pubblicamente a discussioni in merito alle scelte delle amministrazioni locali, e tanto meno si permette di polemizzare con chi è stato eletto e svolge legittimamente il ruolo che gli è stato affidato. Quando ciò avviene è perché crediamo siano in gioco gli interessi collettivi delle aziende che rappresentiamo.

Nella sua lunga intervista rilasciata a Metropoli lo scorso 3 giugno lei esprime con precisione la sua posizione (favorevole) sul progettato inceneritore di Testi, criticando apertamente le posizioni (contrarie) del sindaco di Greve Alberto Bencistà. Ovviamente non abbiamo alcuna intenzione di entrare nell’ambito di una discussione strettamente politica di due sindaci appartenenti peraltro allo stesso partito, tuttavia nell’intervista vengono riportate alcune sue affermazioni che riguardano il Consorzio che reputo necessario precisare.

La prima riguarda per l’appunto il progettato inceneritore di Testi, verso il quale il Consorzio sin dall’inizio ha manifestato apertamente tutta la sua contrarietà, ritenendolo non solo sbagliato nel merito e nel metodo, ma anche lesivo degli interessi dei viticultori e del territorio nel suo complesso. Sull’argomento la nostra prima Osservazione al Piano Provinciale dei Rifiuti Speciali (presentata alla Provincia di Firenze insieme a Fondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico, Consorzio dell’Olio D.O.P. Chianti Classico, Legambiente, Italia Nostra e Unione Agricoltori di Firenze) è datata 16 maggio 2003, e negli anni successivi questa convinzione si è ulteriormente rafforzata con l’emergere di sempre più evidenti carenze nella stessa articolazione del Piano Provinciale dei Rifiuti. Oltretutto, come ha giustamente affermato il nostro presidente onorario Mazzei da lei citato, è difficile approvare a scatola chiusa un progetto quando non sono nemmeno note le specifiche tecniche dell’impianto che si vorrebbe realizzare.

Ma il vero problema – e qui passo alla seconda osservazione – non sta tanto negli aspetti tecnici di un Piano che non abbiamo mai condiviso, quanto nella implicita sottovalutazione che emerge dal suo intervento in merito alla qualità ambientale quale valore aggiunto decisivo per la viticultura e per tutta l’economia del Chianti. Mi spiace doverle dire di non essere assolutamente d’accordo con la sua affermazione (sia pur espressa nella forma retorica della domanda) secondo la quale ai consumatori poco importa se il vino provenga da una vigna con accanto un inceneritore o una centrale nucleare (come nel caso da lei citato del Bordeaux). La realtà è ben diversa e la componente di immagine di un prodotto evoluto (come lo è oggi il vino) è col tempo diventata di primaria importanza. Se così non fosse non mi spiegherei perché in quasi 30 anni di lavoro in questo settore, e dopo aver frequentato le fiere di tutti i continenti, compresa Bordeaux, non abbia mai incontrato un depliant pubblicitario che mostri con nonchalance una vigna con sullo sfondo la ciminiera di un inceneritore o le torri di una centrale nucleare. D’altra parte non mi risulta che un qualsiasi comune italiano abbia mai promosso il turismo in questo modo, né che lo abbia mai fatto una qualsiasi impresa dell’agroalimentare. Potrà non essere d’accordo ma in senso lato l’ambiente è diventata una risorsa strategica per tutte le economie rurali e per il Chianti in particolare. Dirò cose che avrà sentito centinaia di volte ma quando oggi si vende una bottiglia la qualità del contenuto è data per scontata, mentre il valore aggiunto addizionale è determinato dalle sue componenti immateriali, dalla capacità evocativa che il suo nome riesce a trasmettere. Inoltre agli occhi del consumatore l’immagine del prodotto è una proprietà delicata, facilmente deperibile e, una volta incrinata, difficilmente ricostruibile. Basta poco per comprometterla e con la velocità attuale della comunicazione ogni errore può trasformarsi in un disastro.

La consapevolezza di questo valore – e della sua intrinseca fragilità – il Consorzio ce l’ha da decenni, tant’è che sin dall’inizio degli anni ’70 abbiamo congiuntamente promosso vino e territorio, e nel 1991 abbiamo costituito una Fondazione con lo scopo specifico di tutelare ambiente e paesaggio. Sui temi della tutela siamo intervenuti tutte le volte che questi valori ci sono parsi a rischio, come testimoniano le decine di Osservazioni che, tramite la Fondazione, in questi anni abbiamo avanzato su gran parte degli strumenti urbanistici predisposti dalle Amministrazioni Locali. Anche se particolarmente rilevante la questione di Testi e solo una tra le molte iniziative che abbiamo intrapreso, perché contrariamente a ciò che lei afferma per il Consorzio non esistono distinzioni su basi comunali. Per il Consorzio i soci di Greve meritano la stessa attenzione dei soci degli altri comuni e nei 20 anni che ho trascorso al Consorzio mai una volta il Consiglio di Amministrazione ha valutato un problema su queste basi. A ulteriore riprova basti citare la manifestazione Classico è che abbiamo cercato il più possibile di distribuire su tutto il territorio della denominazione, San Casciano compresa. A questo proposito vorrei precisarle che la da lei citata conferenza stampa nella quale era presente come relatore il sindaco di Greve non è stata organizzata dal Consorzio (come era noto a tutti) ma dalle imprese di Lamole per presentare la propria iniziativa, ed era quindi logico che a presenziarla ci fosse il loro sindaco.

Mi permetta infine un’ultima annotazione di carattere generale. Il Consorzio non è mai stato, non è e non sarà mai parte in causa della lotta politica. Noi non siamo e non vorremmo mai essere scambiati per un partito e solo chi non ci conosce può pensare il contrario. Siamo perfettamente consapevoli che la nostra forza sta nella nostra indipendenza da ogni schieramento politico, partitico o sindacale, e negli organi decisionali del Consorzio non è mai stato presente nessuno che non fosse stato eletto con i voti della base sociale. Alle volte è capitato che nostri associati si presentassero nelle liste elettorali (di maggioranza e di opposizione) ma in nessun caso ci è mai stato nemmeno suggerito di appoggiare questo o quell’altro candidato. Il nostro faro sono gli interessi collettivi delle imprese che credono e investono nel Chianti Classico e che da questo territorio unico ricavano lavoro e reddito. Se talvolta la difesa di questi interessi ci porta ad avere posizioni critiche nei confronti delle Amministrazioni ciò non deve essere scambiato per faziosità politica, ma solo come espressione di una piena indipendenza di giudizio. Le contrapposizioni ideologiche non ci appartengono e le riteniamo massimamente dannose per tutti, anzi da tempo auspichiamo che si apra una nuova stagione di collaborazione fattiva e rispettosa dei relativi ruoli, che consenta al territorio di consolidare il suo assetto e le sue prospettive. Dopo anni di vuoto il prof. Maracchi, presidente della nostra Fondazione, ha proposto alla Conferenza dei Sindaci del Chianti di elaborare congiuntamente un progetto di sviluppo per il territorio su basi condivise; un’opportunità di confronto che spero venga accolta affinché anche nel Chianti si realizzi quella comunanza di obiettivi istituzionali che rappresenta la vera forza di ogni società moderna.

Il direttore generale
dr. Giuseppe Liberatore

 

Fonte: http://www.chianticlassico.com/2011/06/lambiente-e-un-valore-anche-nel-chianti/

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